citazione del giorno 135
La passione in tutto. Desidero le piu' lievi cose perdutamente, come le piu' grandi. Non ho mai tregua.
Gabriele d'Annunzio
Gabriele d'Annunzio
france diary - dune del nord
Non c'è bisogno di spingersi fino a deserti lontani per ammirare uno splendido paesaggio dalla cime di dune modellate dal vento.

Siete ad ovest della Francia. Sopra i Paesi Baschi Francesi e sotto la Bretagna. Il bacino di Arcachon, ha un equilibrio perfetto tra uomo e natura, tranquillità e vivacità. E' un luogo inusuale, che pare uscito dalla penna di uno scrittore. Forse per questo questi luoghi sono stati molto amati da personaggi come Toulouse-Lautrec e D'Annunzio.

Vi converrà muovervi con un certo anticipo, per trovare posto leggermente più all'interno in piccoli e bellissimi bed&breakfast che costellano le verdi campagne o sulla costa in alcuni alberghi dall'atmosfera impagabile. Esitate troppo e troverete comunque dei posti piacevoli e comodi, col sapore caratteristico del luogo, ma non senza un certo incremento nei prezzi. D'altronde pur non essendo sovraffollati come i nostrani luoghi di mare, la bellezza di questa terra attira comunque molti turisti dalle zone circostanti e una manciata di inglesi e tedeschi.

All'interno del bacino una serie di caratteristiche cittadine circondano la riserva naturale dell' Ile aux Oiseaux che emerge appena dalle acque. Luogo di ritrovo di un'infinità di uccelli migratori e di coltivazione delle ostriche, come tutto il bacino. Troverete pescatori, coltivatori di ostriche e barche su queste rive interne. Se siete qui per vedere gli animali, allora l'estate non è la stagione più adeguata. Solo poche specie di uccelli si soffermano qui in luglio ed agosto.

All'imboccatura della baia invece delle spiagge sabbiose affiorano dal mare. Piccoli isolotti di sabbia la cui forma muta ogni anno per l'azione delle correnti.
La punta Sud dove si trova la città di Arcachon, affianca la piccola località di Pyla-sur-Mer e le sue splendide Dune du Pilat. Vere e proprie dune scoscese ed imponenti che sorgono dal mare e separano i boschi dalle rive dell'oceano, trasformando questo luogo in una delle spiagge più famose di questi luoghi. Affondate nelle sue sabbie fino alla cima e il panorama surreale della zona vi ricompenserà della fatica. Se aveste sudato troppo potete sempre scendere e tuffarvi nell'oceano per rinfrescarvi nel suo abbracio.

Gustatevi le crepe della creperie normande di Arcachon con una birra o una bibita fresca, prima di spostarvi per una passeggiata notturna sulle passerelle che costeggiano la spiaggia, come misteriosi sentieri di piccole luci gialle e blu. Arrivate fino alle scogliere e ascoltate il rumore del mare.

La punta Nord del capo ospita invece il faro rosso e bianco di Cap Ferret, su cui ovviamente sarete obbligati a salire dallo stesso strano magnetismo che circonda tutti i fari sul mare.

E' su questa penisola che si trovano anche le più belle spiagge sull'oceano. Qui la luce della sera trasforma il panorama in un quadro dai colori mutevoli e dalla luce magica. L'acqua è calda e invita senza riserve anche chi non è appassionato di surf a immergersi nel suo abbraccio.

Quando ormai il cielo inizia a riempirsi di stelle, premiate il fatto di essere rimasti tanto a lungo a rendere omaggio alla natura del luogo con del pesce fresco o le famose ostriche della zona in uno dei ristoranti vicino alle spiagge del Cap Ferret, magari accompagnato da un buon vino. In fondo siete sempre vicini ai vigneti di Bordeaux.
The Frank

Siete ad ovest della Francia. Sopra i Paesi Baschi Francesi e sotto la Bretagna. Il bacino di Arcachon, ha un equilibrio perfetto tra uomo e natura, tranquillità e vivacità. E' un luogo inusuale, che pare uscito dalla penna di uno scrittore. Forse per questo questi luoghi sono stati molto amati da personaggi come Toulouse-Lautrec e D'Annunzio.

Vi converrà muovervi con un certo anticipo, per trovare posto leggermente più all'interno in piccoli e bellissimi bed&breakfast che costellano le verdi campagne o sulla costa in alcuni alberghi dall'atmosfera impagabile. Esitate troppo e troverete comunque dei posti piacevoli e comodi, col sapore caratteristico del luogo, ma non senza un certo incremento nei prezzi. D'altronde pur non essendo sovraffollati come i nostrani luoghi di mare, la bellezza di questa terra attira comunque molti turisti dalle zone circostanti e una manciata di inglesi e tedeschi.

All'interno del bacino una serie di caratteristiche cittadine circondano la riserva naturale dell' Ile aux Oiseaux che emerge appena dalle acque. Luogo di ritrovo di un'infinità di uccelli migratori e di coltivazione delle ostriche, come tutto il bacino. Troverete pescatori, coltivatori di ostriche e barche su queste rive interne. Se siete qui per vedere gli animali, allora l'estate non è la stagione più adeguata. Solo poche specie di uccelli si soffermano qui in luglio ed agosto.

All'imboccatura della baia invece delle spiagge sabbiose affiorano dal mare. Piccoli isolotti di sabbia la cui forma muta ogni anno per l'azione delle correnti.
La punta Sud dove si trova la città di Arcachon, affianca la piccola località di Pyla-sur-Mer e le sue splendide Dune du Pilat. Vere e proprie dune scoscese ed imponenti che sorgono dal mare e separano i boschi dalle rive dell'oceano, trasformando questo luogo in una delle spiagge più famose di questi luoghi. Affondate nelle sue sabbie fino alla cima e il panorama surreale della zona vi ricompenserà della fatica. Se aveste sudato troppo potete sempre scendere e tuffarvi nell'oceano per rinfrescarvi nel suo abbracio.

Gustatevi le crepe della creperie normande di Arcachon con una birra o una bibita fresca, prima di spostarvi per una passeggiata notturna sulle passerelle che costeggiano la spiaggia, come misteriosi sentieri di piccole luci gialle e blu. Arrivate fino alle scogliere e ascoltate il rumore del mare.

La punta Nord del capo ospita invece il faro rosso e bianco di Cap Ferret, su cui ovviamente sarete obbligati a salire dallo stesso strano magnetismo che circonda tutti i fari sul mare.

E' su questa penisola che si trovano anche le più belle spiagge sull'oceano. Qui la luce della sera trasforma il panorama in un quadro dai colori mutevoli e dalla luce magica. L'acqua è calda e invita senza riserve anche chi non è appassionato di surf a immergersi nel suo abbraccio.

Quando ormai il cielo inizia a riempirsi di stelle, premiate il fatto di essere rimasti tanto a lungo a rendere omaggio alla natura del luogo con del pesce fresco o le famose ostriche della zona in uno dei ristoranti vicino alle spiagge del Cap Ferret, magari accompagnato da un buon vino. In fondo siete sempre vicini ai vigneti di Bordeaux.
The Frank
citazione del giorno 134
I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
Pablo Picasso
Pablo Picasso
I colori di una vita
Una piccola storia by Frank Capra che esite grazie a al post di SoffiodiMaggio
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La mia storia inizia in questo splendido giardino. Ricordo la prima volta che attraversai il cancello della tenuta.
L'auto d'epoca mi era venuta a prendere davanti alla stazione, mentre mi guardavo attorno con aria sperduta. Salutai con gioia quell'uomo dai buffi baffi neri, suscitando in lui un certo imbarazzo, prima di capire che era solo l'autista. Incontrai il mio nuovo papà solo lì, in mezzo a quei fiori dai colori sgargianti. Abituata al freddo grigiore dell'orfanotrofio, nella mia mente, il caldo colore dei fiori si legò per sempre al volto segnato dal tempo dell'uomo che sarebbe divenuto mio padre. In quel momento quasi non feci caso al maestoso castello che si ergeva al centro del giardino, una casa ben diversa dalle modeste mura che mi avevano visto crescere. I miei occhi erano persi in quei colori. I fiori e gli alberi da frutto riempivano i miei sensi di profumi e vivaci tonalità. Era l'ora del tè. La prima cosa che mangiai arrivata in quella casa fu una fetta di torta di mele. Le rosse mele che crescevano tra gli alberi del giardino, quelle che scorsi dietro alla spalla di mio padre, Lord Albert, quando mi abbracciò per la prima volta.
Del rapporto con Nessa, seconda moglie di Lord Albert, non ho purtroppo ricordi felici. Non venne neppure ad incontrarmi quel giorno e rimise a mangiare nelle sue stanze. Il primo ricordo che ho di lei è di quando la vidi, il giorno seguente, dalla finestra della biblioteca. Sdraiata al bordo della piscina su un lettino di legno, indossava un costume nero piuttosto ardito. Era visibilmente più giovane di mio padre. La donna alzò la testa verso la finestra. I grandi occhiali neri incrociarono il mio sguardo. Alzai la mano per salutare. Lei si rigirò con indifferenza verso la piscina e sollevò un bicchiere ancora pieno a metà. Vicino a lei su un vassoio ne erano posati diversi. Quasi tutti erano ormai vuoti. Rimaneva solo il ghiaccio, la cui fredda luce pungente sembrava resistere al calore del sole. Al tempo non avevo ancora capito quanto profondo fosse quel gelo.
Passarono gli anni e la mia vita all'orfanotrofio divenne solo un lontano ricordo. Passavo le mie giornate girando l'immenso giardino su una bicicletta. L'avevo fatta dipingere di rosso, come le mele così dolci del frutteto. Fu così che conobbi Bradley. Bradley era un ragazzo giovane e vivace. Da piccolo aveva avuto gravi problemi di salute, ma ora era guarito ed aveva sostituito il padre nel curare gli alberi da frutto di Lord Albert. Durante l'estate portavo con me della limonata, fatta con i limoni coltivati nella tenuta. Lo guardavo lavorare, fino a quando egli non mi scorgeva e posava gli attrezzi da lavoro. Ci stendevamo sull'erba sotto l'ombra dei grandi cipressi e ridevamo assieme sorseggiando quell'aspro nettare. Con lui mi trovavo a mio agio.
Quando finì l'autunno, finì anche il lavoro di Bradley. Lui mi mostrò però un piccolo luogo dove avremmo potuto incontrarci in segreto. Era una limonaia, dove durante l'inverno venivano messe le piante di limoni per proteggerli dal freddo. Mancavano ancora due giorni al nostro incontro, ma andai lì presa dalla curiosità di scoprire questo posto nascosto, con il cuore ricolmo di trepidazione. Era una piccola serra tutta di vetro. La struttura di ferro battuto formava dei disegni, come fiori dai petali d'acciaio. Lasciai la bicicletta rossa appoggiata a tortuose foglie di metallo scuro.
All'interno oltre agli attrezzi ed alle piante, su un grosso tavolo sporco c'era un vecchio grammofono, e dei dischi in vinile. Con la mano scostai la polvere ed il terriccio che li ricoprivano. Musica col sapore di abiti di raso, fumo di sigari e film in bianco e nero. Sollevai Rapsodia in blu di George Gershwin e appoggiato a The Believer di John Coltrane trovai una lettera. Una busta ingiallita dal tempo. Una lettera d'amore? Forse anche Lord Albert si era trovato qui in segreto. La aprii. Era scritta a mano, ma la scrittura, poco elegante e confusa, non era quella di una donna e neppure di Lord Albert.
Milord,
so che eravate solito nelle notti di luna venire con vostra moglie lady Ellen, proprio in questo luogo dove avete chiesto la sua mano. Lascio dunque qui questa missiva. Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete.
Vi ho già dato le mie dimissioni e sto per partire. Non ho il coraggio di dirvi queste parole di persona, ma il mio senso di colpa è troppo grande perché io possa sopportare altrimenti. So di avervi riferito di aver visto lady Ellen lasciare la casa con i suoi bagagli, ma come forse avrete immaginato, questa assurda versione dei fatti non corrisponde al vero. Voi conoscete i problemi di salute che affliggono il mio giovane figlio. Ciò nonostante non capisco come io abbia potuto farmi irretire a tal punto dalle parole di quella donna e dalle promesse di una cura. Le parole non posso essere sufficienti per ottenere il vostro perdono, ma vorrei almeno che voi conosceste la verità. La signorina Nessa in cambio del rimedio per la rara malattia di mio figlio, mi chiese senza esitazione, né vergogna alcuna, di porre fine alla vita di vostra moglie lady Ellen. Che Dio mi perdoni, accecato dall'amore paterno o forse dalla follia io accettai. Io Daniel Mac Trevor confesso di aver quella mattina colpito a morte vostra moglie lady Ellen. Presi poi due valigie e riempitele con i suoi effetti personali le seppellii assieme al suo corpo, proprio qui di fronte a questa limonaia. Una parte di me spera che voi troviate questa lettera così che io possa ricevere la giusta punizione. Tuttavia forse vi sarà risparmiata questa dolorosa verità e la mia anima subirà il proprio castigo solo davanti agli occhi del Signore.
In fede,
Daniel
Quel giorno tornai a piedi dalla limonaia. Non ebbi il coraggio di riprendere la mia bicicletta rossa. Appoggiata a quel terreno che nascondeva un segreto così orribile. Avevo rimesso la lettera al suo posto. Ero incapace di giudicare se la vita di Bradley fosse o meno un prezzo abbastanza alto da giustificare la morte di quella lady Ellen che non avevo mai conosciuto. Ripensai all'inizio di quella lettera sporca di terra e di dolore: "Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete." La polvere aveva ormai ricoperto il vecchio grammofono. Allora forse era giusto così, che quella lettera rimanesse nascosta dai ricordi piacevoli di un amore romantico, tra Gershwin e Coltrane e che quel luogo rimanesse un tempio all'amore e non divenisse solo una tomba insanguinata. Io però non tornai più alla limonaia e quando Bradley si recò lì senza trovarmi, pensò alle fugaci promesse di un amore durato un estate.
T.B.Blaze
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La mia storia inizia in questo splendido giardino. Ricordo la prima volta che attraversai il cancello della tenuta.
L'auto d'epoca mi era venuta a prendere davanti alla stazione, mentre mi guardavo attorno con aria sperduta. Salutai con gioia quell'uomo dai buffi baffi neri, suscitando in lui un certo imbarazzo, prima di capire che era solo l'autista. Incontrai il mio nuovo papà solo lì, in mezzo a quei fiori dai colori sgargianti. Abituata al freddo grigiore dell'orfanotrofio, nella mia mente, il caldo colore dei fiori si legò per sempre al volto segnato dal tempo dell'uomo che sarebbe divenuto mio padre. In quel momento quasi non feci caso al maestoso castello che si ergeva al centro del giardino, una casa ben diversa dalle modeste mura che mi avevano visto crescere. I miei occhi erano persi in quei colori. I fiori e gli alberi da frutto riempivano i miei sensi di profumi e vivaci tonalità. Era l'ora del tè. La prima cosa che mangiai arrivata in quella casa fu una fetta di torta di mele. Le rosse mele che crescevano tra gli alberi del giardino, quelle che scorsi dietro alla spalla di mio padre, Lord Albert, quando mi abbracciò per la prima volta.
Del rapporto con Nessa, seconda moglie di Lord Albert, non ho purtroppo ricordi felici. Non venne neppure ad incontrarmi quel giorno e rimise a mangiare nelle sue stanze. Il primo ricordo che ho di lei è di quando la vidi, il giorno seguente, dalla finestra della biblioteca. Sdraiata al bordo della piscina su un lettino di legno, indossava un costume nero piuttosto ardito. Era visibilmente più giovane di mio padre. La donna alzò la testa verso la finestra. I grandi occhiali neri incrociarono il mio sguardo. Alzai la mano per salutare. Lei si rigirò con indifferenza verso la piscina e sollevò un bicchiere ancora pieno a metà. Vicino a lei su un vassoio ne erano posati diversi. Quasi tutti erano ormai vuoti. Rimaneva solo il ghiaccio, la cui fredda luce pungente sembrava resistere al calore del sole. Al tempo non avevo ancora capito quanto profondo fosse quel gelo.
Passarono gli anni e la mia vita all'orfanotrofio divenne solo un lontano ricordo. Passavo le mie giornate girando l'immenso giardino su una bicicletta. L'avevo fatta dipingere di rosso, come le mele così dolci del frutteto. Fu così che conobbi Bradley. Bradley era un ragazzo giovane e vivace. Da piccolo aveva avuto gravi problemi di salute, ma ora era guarito ed aveva sostituito il padre nel curare gli alberi da frutto di Lord Albert. Durante l'estate portavo con me della limonata, fatta con i limoni coltivati nella tenuta. Lo guardavo lavorare, fino a quando egli non mi scorgeva e posava gli attrezzi da lavoro. Ci stendevamo sull'erba sotto l'ombra dei grandi cipressi e ridevamo assieme sorseggiando quell'aspro nettare. Con lui mi trovavo a mio agio.
Quando finì l'autunno, finì anche il lavoro di Bradley. Lui mi mostrò però un piccolo luogo dove avremmo potuto incontrarci in segreto. Era una limonaia, dove durante l'inverno venivano messe le piante di limoni per proteggerli dal freddo. Mancavano ancora due giorni al nostro incontro, ma andai lì presa dalla curiosità di scoprire questo posto nascosto, con il cuore ricolmo di trepidazione. Era una piccola serra tutta di vetro. La struttura di ferro battuto formava dei disegni, come fiori dai petali d'acciaio. Lasciai la bicicletta rossa appoggiata a tortuose foglie di metallo scuro.
All'interno oltre agli attrezzi ed alle piante, su un grosso tavolo sporco c'era un vecchio grammofono, e dei dischi in vinile. Con la mano scostai la polvere ed il terriccio che li ricoprivano. Musica col sapore di abiti di raso, fumo di sigari e film in bianco e nero. Sollevai Rapsodia in blu di George Gershwin e appoggiato a The Believer di John Coltrane trovai una lettera. Una busta ingiallita dal tempo. Una lettera d'amore? Forse anche Lord Albert si era trovato qui in segreto. La aprii. Era scritta a mano, ma la scrittura, poco elegante e confusa, non era quella di una donna e neppure di Lord Albert.
Milord,
so che eravate solito nelle notti di luna venire con vostra moglie lady Ellen, proprio in questo luogo dove avete chiesto la sua mano. Lascio dunque qui questa missiva. Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete.
Vi ho già dato le mie dimissioni e sto per partire. Non ho il coraggio di dirvi queste parole di persona, ma il mio senso di colpa è troppo grande perché io possa sopportare altrimenti. So di avervi riferito di aver visto lady Ellen lasciare la casa con i suoi bagagli, ma come forse avrete immaginato, questa assurda versione dei fatti non corrisponde al vero. Voi conoscete i problemi di salute che affliggono il mio giovane figlio. Ciò nonostante non capisco come io abbia potuto farmi irretire a tal punto dalle parole di quella donna e dalle promesse di una cura. Le parole non posso essere sufficienti per ottenere il vostro perdono, ma vorrei almeno che voi conosceste la verità. La signorina Nessa in cambio del rimedio per la rara malattia di mio figlio, mi chiese senza esitazione, né vergogna alcuna, di porre fine alla vita di vostra moglie lady Ellen. Che Dio mi perdoni, accecato dall'amore paterno o forse dalla follia io accettai. Io Daniel Mac Trevor confesso di aver quella mattina colpito a morte vostra moglie lady Ellen. Presi poi due valigie e riempitele con i suoi effetti personali le seppellii assieme al suo corpo, proprio qui di fronte a questa limonaia. Una parte di me spera che voi troviate questa lettera così che io possa ricevere la giusta punizione. Tuttavia forse vi sarà risparmiata questa dolorosa verità e la mia anima subirà il proprio castigo solo davanti agli occhi del Signore.
In fede,
Daniel
Quel giorno tornai a piedi dalla limonaia. Non ebbi il coraggio di riprendere la mia bicicletta rossa. Appoggiata a quel terreno che nascondeva un segreto così orribile. Avevo rimesso la lettera al suo posto. Ero incapace di giudicare se la vita di Bradley fosse o meno un prezzo abbastanza alto da giustificare la morte di quella lady Ellen che non avevo mai conosciuto. Ripensai all'inizio di quella lettera sporca di terra e di dolore: "Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete." La polvere aveva ormai ricoperto il vecchio grammofono. Allora forse era giusto così, che quella lettera rimanesse nascosta dai ricordi piacevoli di un amore romantico, tra Gershwin e Coltrane e che quel luogo rimanesse un tempio all'amore e non divenisse solo una tomba insanguinata. Io però non tornai più alla limonaia e quando Bradley si recò lì senza trovarmi, pensò alle fugaci promesse di un amore durato un estate.
T.B.Blaze
citazione del giorno 133
As far as we can discern, the sole purpose of human existence is to kindle a light of meaning in the darkness of mere 'being'.
Carl Jung
Carl Jung
La danza dei coltelli
Avrete notato che il cinema americano viva ormai di seguiti e remake. In un momento storico dove si preferiscono gli investimenti sicuri, si predilige il nome già noto per assicurarsi un sicuro successo. Anche 12 del russo Nikita Michalkov inspirato alla pièce teatrale La parola ai giurati può considerarsi un remake. Non è però l'interesse commerciale a riportare sugli schermi 12 Angry men di Sidney Lumet, decisamente lontano nel tempo come dall'hype e dai successi al botteghino. 
12 è un film ispirato e incredibilmente fluido. Guardatelo e giunti al termine, vi sorprenderete nello scoprire la sua lunga durata. Brevi flashback mostrano il passato dell'accusato: un ragazzo ceceno cresciuto durante le desolanti violenze della guerra. Il fulcro dell'azione rimane però su di un'unica stanza. La palestra di una scuola. Provvisoriamente allestita per ospitare i giurati.

Il confronto tra questi dodici individui di personalità, estrazione e filosofie differenti è lo spunto di riflessione del film. Un processo apparentemente semplice e lineare. Il dubbio etico di uno dei giurati fa nascere però un suono diverso che, echeggiando in modo sempre più insistente, trasforma la visione dei fatti. Un crescendo dove le esperienze personali dei giurati animano in loro sentimenti e passioni. Spinti dalla loro umanità scopriranno la verità sul caso e su sè stessi.

Inutile rivelare altro di questo film. 12 preferisce mostrarsi da solo, poco alla volta, costruendo un ritratto degli uomini della Russia contemporanea, mentre svela con i giusti toni del giallo i segreti di un brutale omicidio.
The Frank

All images copyright Studio Trite.





















